Appena chiedere ad uno scrittore:
“Sai disegnare i suoni?”
“Sì – risponde – “ e li so riportare in vita”.
“Allora insegnami”.
Ascoltare il proprio cuore lasciandosi guidare dalla ragione. Le parole prendono forma sulla carta, in lunghe e volute forme, conquistano sostanza i sogni velati di magia, il fuoco della passione arde incessantemente. Distillato alchemico del potere delle idee, la carta è l’atanor confortante della nostra ricerca interiore. La penna il fissativo del flusso di coscienza. Si scrive lentamente, correggendo e scegliendo tra la ridda di tutti i pensieri possibili in tutti i multiversi della nostra immaginazione. Alla fine la storia è lì. Che ci guarda. In attesa di scegliere un lettore. Il primo è l’autore stesso: egli che non si riconosce. La sfida lanciata è vinta.
Appena chiedere ad uno chef:
“Sai giocare con i sapori?”
“Sì – risponde – e li so colorare di nuova vita”.
“Allora insegnami”.
Gli ingredienti prendono forme nuove sul banco in acciaio. Da buoni fissativi del flusso di coscienza, coltelli tritano sminuzzano affettano tagliano. Il fuoco arde incessantemente sotto e intorno le padelle, moderni atanor dell’esaltazione del gusto. Prende forma la passione di pasticciare artisticamente, elevandosi ad arte. L’immaginazione è realtà, in attesa di essere apprezzata. Il primo è l’autore stesso: non assaggia.
La ricerca culinaria non si ferma agli ingredienti e al modo di mescolarli fino a realizzare l’opera: prosegue sino al disegno nel piatto. Come dire: anche l’occhio vuole la sua parte. L’odore colpisce le narici. Il sapore solletica le papille gustative. La sfida lanciata è vinta.
Creare una ricetta unica è come firmare un libro. Forme diverse d’arte si piegano a sinestesie.
Scrivere elettronicamente senza esplorare è come il fast food in cucina.
Il plagio è servito.







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