Vi sono posti del mondo in cui il mondo è racchiuso, dai quali si fugge per poi tornare, fatti di legno caldo e rum degli Angeli, dove gli Spiriti non sono fatti di anime perse, e dove le anime perse non sono solamente spiriti, dove il calore è di casa per il ritorno del figliol prodigo.

Il ventilatore gira lento sul soffitto, in questo posto dimenticato da Dio e dagli uomini, dove i vampiri della notte trovano il conforto in un bicchiere di alcool lungo un quarto e la Depressione è la donna che ti accompagna tutte le volte che gli paghi da bere, e il tuo barista ti fa da psicologo e psicoterapeuta facendo finta di risolvere la storia che gli racconti.

Lieve, il whisky scende lento nel tuo stomaco, illudendoti di sentirti folle, pazzo, caldo e a casa. “Un altro”, chiedi imperioso mentre la tua Vita ti scorre davanti, con il tuo Australian Coat lungo fino ai ginocchi, intriso di pioggia e Vita Vissuta, e rivoli d’acqua scendono a rigare il volto per la donna che ha segnato la tua Anima andandosene con un altro. Lo stomaco si chiude e i nervi cedono al ricordo, si scioglie lentamente la nostalgia, pervade come un torrente in piena ogni briciolo del tuo corpo tracimando nelle vene dal cuore.

Il bicchiere è vuoto e lo guardi: in fondo l’amara Verità di ubriacarsi o di riprendere da dove si era lasciato per lei, la Vita cui avevi rinunciato decidendo di ipotecare il tuo futuro, correndo il rischio di diventare padre, di avere un figlio, di fare famiglia. Lasci andare, abbandoni la zavorra, si vola, il nido non è ancora pronto ad accoglierti.

Così il film della tua Vita ti passa davanti in un istante, fotogrammi e scene già viste e già girate: esci dalla porta, l’adrenalina in circolo ti dà lucidità e non vedi l’ora di ricominciare.

Le radio gracchia le note di una canzone dei Matia Bazar, ed Antonella Ruggiero esorta a Vivere:

C’è tutto un mondo intorno che/Gira ogni giorno e che/Fermare non potrai/E viva viva il mondo/Tu non girargli intorno/Ma entra dentro al mondo dai.

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