Eccoli. Di fronte. Due Stanze. Separate da una parete. Vetro e Acciaio e Plastica di veneziane. Come dire: separati in casa in un ufficio. Già, perché Pesce Lesso ha la sua scrivania al di qua. Al di là della parete del vetro, in trasparenza, Occhi di Triglia.
Colleghi di lavoro, la giornata trascorre apparentemente tranquilla su pianificazioni del futuro conto terzi. Incontri formali all’angolo della macchina del caffè con pausa sigaretta e cigarillo. Scontri su metodi e strumenti, tempi e produzione, razionalità e cuore, bianco su nero. Pausa pranzo come tregua in questa battaglia giornaliera senza grandi risvolti epocali. Preoccupazioni per il giorno dopo, per questa crisi che non passa, per due persone le cui promesse reciproche di Vita sono state vanificate dai flussi consumistici del pil in calo.
Così la frustrazione prende il sopravvento, perché Pesce Lesso è un decisionista ipercinico e surrealista, e Occhi di Triglia una sognatrice con gli occhi e la mente in un mondo di favole. Diversi eppure complementari, malgrado tutto sono contenti perché hanno il potere degli eletti di trasformare i sogni in realtà. Ogni giorno questa sfida diventa sempre più grande, e a volte impari, stretti dalla morsa dei tempi.
Nella crudità dell’ogni giorno ci sono pause per sguardi intensi, lontani e pieni d’azzurro, di albe e tramonti, per parole dolci camuffate, per piccoli tocchi leggeri e suggevoli, stucchevoli sino alla veneziana, alla mano al gomito alla guancia. Mani sul cuore dell’altro come fermacarte e sigilli, precedenze rispettose in ascensore, adorazione reciproca e stima della genialità altrui nascosta e secretata in messaggi ambigui, muto e mutuo soccorso nei momenti di defaillance.
Crisi violente di rigetto l’uno della vita dell’altro, urla violente e forti per gridare la propria personale incapacità di ascoltarsi e ascoltare, si riducono, persi, ad un blasfemo e banale vociare.
L’Amore li lega ed è il più puro al mondo e non conosce ostacoli. Pesce Lesso e Occhi di Triglia vivono ogni giorno la loro Vita spendendola nel mancato reciproco perdono dell’altrui passato e nell’attesa di un luminoso futuro davanti che tarda ad arrivare, credendoci e sostenendosi con la preghiera, lasso di tempo di offerta e condivisione, per l’altrui e la stessa loro sopravvivenza.
Così il guscio della paura di fidarsi, di rimettere la Vita nelle mani dell’altro si estende sino alle pareti dell’ufficio, diventa pregiudizio fisico. La linea del Cuore non è mai stata così occupata anche se i segnali sono forti, fortissimi, e le grida di aiuto cadono nel vuoto.
Pesce Lesso guarda al di là del vetro, con gli occhi fissi nel vuoto, in cerca di qualcosa che tarda ad arrivare. Occhi di Triglia sente lo sguardo su di sé. Alza il volto, in un muto interrogativo, prima pensieroso poi disteso, torna a tastierizzare sul computer, quasi serena. Pesce Lesso è contento, abbassa lo sguardo sul computer e sui carteggi che ha davanti, un istante, una Vita, la Vita in un istante.
Per un istante sono passati milioni e miliardi di parole, condensate in uno sguardo fuggevole e intercettato.
Per un istante la linea del cuore ha funzionato. Per un istante due Cuori si sono parlati, i pregiudizi caduti.







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