Respiro. Breve, lungo, corto, lungo, ancora più lungo. Suoni indistinti dal balcone. Buio, penombra, ombre, luce. Ancora più indistinta.
Scrosci d’acqua calda e acciaio tintinnante sul viso liscio e poi sulla pelle. Saluti carichi di attese.
E poi via sull’asfalto, oggi lucido di pioggia, il sole nascosto. Aria tersa, pulita, frizzante, narici dilatate.
Corsa sotto goccie d’acqua. Viso lucido e bagnato. Occhiali appannati alla vista.
Tazza di caffè espresso calda, dolce tepore su per il naso, in questo marzo invernale quasi primaverile. Pancioccolati fumanti.
Stridore della chiave nella toppa, computer acceso e accesso al mondo.
Dolcezza e tenerezza, odio, amore, una pausa pranzo tra due lati della Vita: poche foglie di lattuga tese e umide, prosciutto cotto e formaggio.
Odori acuti e freschi, penetranti del legno chiaro spalmato per terra.
Viavai di persone, problemi e opportunità nascoste. Prove ed evidenze obnubilate dal ritmo frenetico… Frantic.
Silenzi e assensi, collaborazioni e mute intese. Bip continui di contatti, squilli di telefono.
Il nero oscurante della sera. Ombre sempre più lunghe, luce artificiale, brandelli di buio dietro l’angolo.
Occhi stanchi e prostrazione fisica, il peso sulle spalle curve.
Stridore della chiave nella toppa, altri saluti.
Scrosci d’acqua, abluzioni serali. Pigiama.
Luce, ombre, penombre, buio. Suoni silenziosi dal balcone.
Un respiro ancora più lungo, lungo, corto, lungo. Respiro lento e regolare del sonno.
Un’altra giornata trascorsa con il lavoro.

Respiro. Breve, lungo, corto, lungo, ancora più lungo. Suoni indistinti dal parco. Buio, penombra, ombre, luce. Ancora più indistinta, ma accecante.
Scrosci d’acqua calda violenti e acciaio tintinnante sul viso liscio e poi sulla pelle.
E poi via di corsa, sul prato verde, con il sole alto nel cielo. Aria umida, pulita, a tratti liquida. Impossibile il respiro, non solo per l’affanno.
Sudore a rivoli. Viso lucido e bagnato. Doccia refrigerante.
Tazza di caffè espresso calda, dolce tepore su per il naso, in questo marzo di fine estate quasi autunnale. Colazione continentale.
Computer acceso e accesso al mondo. Ricerche, ricerche e ancora ricerche. Cura dei dettagli e paradossi logici.
Coccole, carinerie e giochi con gli animali di casa. Voci spagnole e andaluse si spargono per l’aere, colori prendono forma nei piatti per cibi leggeri da pasti luculliani.
Odori acuti e freschi, penetranti del legno chiaro spalmato per terra, del tempo di fine estate dalla finestra.
Nessun disturbo di quiete, nessun viavai di persone, Quiete.
Silenzi e assensi, un abbaiar di cane, un miagolio contro le bollicine dell’acquario. Lo squillo di telefono silenzioso.
Il nero oscurante della sera. Ombre sempre più lunghe, luce artificiale, brandelli di buio dietro l’angolo.
Occhi stanchi e prostrazione fisica, il peso sulle spalle curve.
Auguri notturni. Scrosci d’acqua, abluzioni serali. Pigiama.
Luce, ombre, penombre, buio. Suoni silenziosi dal parco. Tasiera picchiettata forsennatamente fino a tarda mattina.
Un respiro ancora più lungo, lungo, corto, lungo. Respiro lento e regolare del sonno.
Un’altra giornata trascorsa al duplice lavoro.

Quotidianità intervallata dal riposo settimanale e delle festività. A volte neanche quelle.

Così vive il mio più caro amico, dopo il male alla gola che lo ha attanagliato, dopo il Visitor che lo ha strozzato convivendoci per nove mesi sino all’annientamento chimico e radiologico.
Così vivo dopo quello che ci ha assimilati e ci ha fatto conoscere.
Comprendo e condivido.
La Vita per un lungo attimo si è fermata, dimenticandoci e dimenticandosi. Il tempo è rallentato dal sempre al senza passare mai. Sapori, odori, tocchi, viste, ascolti. Pelle glabra.
L’identità persa.

La celebrazione alla Vita è passare dall’assenza di odore e gusti metallici all’iperodorato e all’ipergusto.

Piccoli riti quotidiani si sono così alterati acquisendo bagliori nel buio.

Ce la raccontiamo di notte con un oceano di mezzo e tanti chilometri tagliati da un cavo istantaneo che passa la voce roca e rotta dall’emozione di una vittoria.

Cose piccole e insignificanti e quotidiane.
Cose preziose.

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