Guardo Iggy mentre il riso bolle in pentola: la foto che appare davanti ai miei occhi è un tranquillo sabato hollywoodiano in una villa.

Juanita, seduta, guarda fuori dalla veranda, Feysal sul divano legge l’ultimo libro sulla rivoluzione con la pipa in bocca; Jope e Camilla si godono il fresco accoccolati per terra, Hourazon salta nel suo acquario personale.

Il silenzio è carico di attesa, Iggy mi racconta la sua vita degli ultimi quindici anni, dall’ultima cena che ha riunito questo gruppo di amici ormai disperso ai quattro angoli del mondo, un inizio d’anno carico di speranze sul futuro.

Imburro gli stampi da savarin e li metto in frigo, passo a mantecarlo diviso in tre parti: curry, paprika e peperoncino, pistacchio, tre colori diversi. Riempio gli stampi alternandoli. Via a riposo.

Salto striscioline di petto di pollo mentre ci racconta la sua ultima avventura sentimentale – no, Iggy non si sposerà mai, piuttosto correrà dietro alle gonne delle donne, razza di bambino in un corpo da gigante! penso – in un po’ di vino bianco e farina, poi divido in tre parti il pollo e lo salto con le stesse spezie: compongo nel piatto con alternanza, l’effetto è morbosamente curioso.

Iggy si è perso nella scia dei ricordi, mentre lo Chardonnay scorre e una zampa mi ricorda che è ora di mangiare: va bene, cagnone, ok, tra poco arriva la pappa! Camilla è dolce e sensuale, appoggiando il capo sulla coscia e meritandosi coccole a non finire, un’occhiata di gelosia di Jope tradisce il senso di attesa.

Le lancette dell’orologio scorrono, continuamente, tra “rimango” e “me ne vado”, si naufraga in questo senso del ricordo.

Si parla di cene, di nottate, di scampi scampati a stragi e gamberoni immersi in velouté. Juanita ride, perché impara a conoscere di Iggy il suo gran cuore incompreso, e lì mi si inumidiscono gli occhi per la dolcezza nascosta di questo eroe romantico, di cappa e spada, a vederci insieme, con Jean e Maurice, a far scorribande in cucina.

Spadello salto impiatto e giù a ridere, i cani escono fuori per una passeggiata e quel rivoluzionario di gatto molla la sua poltrona per allungarsi sul divano. Jean ha un figlio, Maurice ha sposato Cinthia, galeotta fu la cena. “Vivono fuori”, il luogo lontano dai ricordi, dal tempo e dallo spazio della fratellanza.

Rimango turbato come i turbanti che spariscono a colpi di forchetta e di palato, eppure mi rendo conto che gli anni passano dal grigiore dei capelli, dalla salute in cerca di conferma anche se hai quarant’anni suonati come una campana, e ormai si confondono con quel cappello da cuoco che ha sulla testa, turbante bianco, scherzo di amici, in attesa di rimpatriarsi.

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