Porte metalliche chiudono aperture per l’inverno, tensostrutture alluminiche proteggono inesistenti ospiti che perdono lo sguardo lontano nel mare.
Distesa azzurra del mare, punticini bianchi di vela e colorati di navi in transito. Pescherecci di importanza varia solcano il panno azzurro increspato da refoli di vento. Telo celeste tagliato da arancia rossa sparge il succo in lingue limbiche.
Mi invitano a visitar case. La coppia le vuole con il camino nella stanza del soggiorno. Feticismo familiare ereditario. In tre giorni vedo otto case, qualcuna è sfornita, la selezione è durissima, ne rimangono poche. Alla fine si opta per la villetta con giardino e camino nel soggiorno e forno in cucina. Si trasloca, pochi giorni per posizionare gli oggetti e per le rifiniture. Rito: a casa finita, si invitano gli amici, si fa il pane nel forno, alla fine tutti insieme davanti al camino nel soggiorno, il caldo è insopportabile, l’allegria è contagiosa, il vino e la birra corrono ghiacciati in questo ottembre, pesce e carne alla brace, anche la scelta del legno per mantenere costante la temperatura di cottura, le volute del caldo nel forno misurano la cappa di calore, “se non stai attento, si brucia tutto, e le cose rimangono crude all’interno”, mi spiegano, mentre mi allungano una tangente di salsiccia con il limone, così calda da bruciare il palato e da richiedere del vino rosso “ti sei avvampato la faccia!”, mi dicono. Vero, sono tutto in fiamme e il mio ghigno è sinistro. In un attimo innaturale diventa anche destro.
Allungati in confortevoli divani, si celebra il rito degli auguri: dopo il dolce e lo champagne, la grappa il caffè, quest’ultimo tra le ceneri del camino in una moka sopravvissuta a tempi migliori, i sigari, le sigarette, dialoghi e discorsi, complimenti, auguri, rinnovi, addio alla serata, si torna alle moderne magioni.
Flashrewind di un tempo che non c’è più.
Domenica di sole freddo d’autunno. Il lungo giardino pieno di arance e mandarini, quelli veri, quando sputar noccioli non era simbolo di pigrizia alimentare. Il viale, l’aia. I cani, i magazzini pieni di provviste per l’inverno. Correre in bici lungo il viale con la cartina che sembra il marmittone di una moto da corsa e gridare “vruuum vruum” comunque. Sfrecciare sulla ghiaia e lasciare impronte di pneumatici nuovi. L’arrivo del camioncino della legna. Portare piccoli e grandi ciocchi e accatastarli ordinati, in pila, l’inverno sarà freddo? L’idea di castagne, vino, grog e magrog, carne, funghi grossi e carnosi, porcini il cui nome è già un preludio. I formaggi a stagionare, il prosciutto appeso, l’olio, il vino e il sugo imbottigliati, le conserve e le marmellate invasettate, peperoncino, timo, origano, rosmarino, salvia, alloro, rosoli infusi pronti al consumo.
Amici, sera. Il coltello affila lamine sottili di salame vario. Mani si avvicendano alla preparazione a mano, si infonde vino e spezie, si rosola mentre la carne arrostisce nel camino, sale. Dita scottate e unte, appetito, voracità, giochi dei bimbi con le patatine fritte, salse in accompagnamento, insalata.
Giochi sociali.









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