Gordon è seduto al centro del divano bianco a tre posti nel mio salotto azzurro e pieno di luce, e mi guarda con gli occhi di ghiaccio verdeazzurro che lo hanno sempre accompagnato.
Il silenzio lo avvolge, come è nella sua natura, fa parte di quella “Alta Società” newyorchese fatta di sigari cubani, studi in mogano ad alta tecnologia, zero scrupoli, in cui potere e denaro si mescolano, fatta di poche parole precise ad Harvard.
Alto, magro, nervoso scattante, lucido. Non prende caffè, “poco”, mi dice, diniega, e ancora meno vino quando gliene offro all’aperitivo. Congiunge le mani alla punta delle dita, equidistanti l’una dall’altra. Promana sicurezza, certezza, il ruolo guida di una delle più grosse società di investimenti del mondo e fabbrica denaro in istanti.
Di fronte, io. Al centro del divano bianco. Jope e Camilla mi sono accanto nella posa da perfetti padroni di casa e lo scrutano, non impauriti, sensi in allerta.
Mi parla del futuro del mondo, delle bolle speculative, comincia la sfida sull’analisi dei trend. Mi prospetta scenari fantascientifici: se non avesse quel senso della realtà che lo contraddistingue, non gli darei credito. Voce calma, piatta, incolore, le mani si aprono in larghi gesti per confermare, sostenere, negare, sottolineare, evidenziare. Il Blackberry squilla poco, transita tutto da lì, email, messaggi, appuntamenti.
Lo osservo attentamente nelle rughe dell’età che avanzano, pieghe del tempo, ragnatele che catturano espressioni di giorni e notti. Ascolto, in profondità, quello che mi racconta. La voce, l’intercalare, le pause, sono le stesse.
Eppure Gordon è cambiato.
È padre, ora si appresta a diventare nonno.
Ci trasferiamo in cucina, con la scorta dei cagnoni al seguito. Lo sguardo, a tratti, commosso, mentre gli preparo spaghetti al peperoncino e pomodori pachino, la tensione si scioglie davanti ad uno Château d’Yquem per gamberi alla saracena, hors d’oeuvre, e ci raccontiamo del male che ci ha colpito.
Gordon ne è uscito ridimensionato, meno aggressivo, diventando vecchio sta apprezzando il tempo che scorre e la sua qualità, anche se ogni istante per lui si tramuta in un flusso ininterrotto di denaro continuo.
Ride, nei suoi occhi piccoli si intravede l’occhio acuto dell’aquila del denaro che rappresenta. Ecco lì, fugace, il bambino mai contento, l’adulto cresciuto, mentre si sporca le labbra di sugo. E non solo quelle!
La cravatta nuova attira sempre la zuppa del giorno.







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