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In questo ridente paesino del Sud (tutti i paesini del Sud di qualche Nord sono ridenti, lo dicono anche le guide turistiche, non si capisce ancora il perché, ma un giorno lo scoprirò e non ve lo dirò, così imparate a cercare pure Voi, ecco!), al centro della piazza, Giuseppe detto Pino ha una piccola salumeria, due locali rivestiti in legno e pieni di ogni cosa, incluso l’inverosimile, che lui solo sa dov’è, magari intorno al banconefrigo dei salumi e dei formaggi e ad un passo dall’affettatrice a mano, rosso e argento.
Mi fermo fuori a chiacchierare in questo borgo antico, da quando sono solo: Jope e Camilla e Feysal sono rientrati insieme a Juanita – Hourazon è saltato dall’acquario quando li ha visti rientrare – il giovane Bruno, meticcio scuro e tenebroso, loro compagno di giochi, alto una spanna e mezzo e due centimetri, gira intorno annusandomi, ricordando campagne fiori e corse in velocità. Pigro si stende.
Pino mi conosce da poco, come la signora Anna, il signor Antonio e tutti quelli che durante il mio soggiorno nel Salento, terra ospitale, vivono intorno a me. Il sole è complice di odori e la signora Anna mi ha insegnato in uno scambio di ricette, alcuni piatti locali, passando alle tecniche, come fare le polpette che rispetto ad un hamburger sono molto più saporite per tutto quello che si mescola dentro a mano, anche crude e con il prezzemolo…
“Come non metti il prezzemolo? e di che sanno?!” mi fa la signora Anna, scandalizzata e incredula e dall’alto dei suoi quarant’anni di esperienza di polpettara, intesa come fabbricante-mangiatrice di polpette.
” E ti devi bagnare le mani, se no la carne si attacca tutta…” Oggi è prodiga la signora Anna, oltre e più del normale. Ce n’è qualcuno che non lo sia qui? Mhmm. Accantono il pensiero sconcio.
“sai, noh… – si proprio con l’acca, la muta, sì proprio così, con effetto trascinato da registratore antico e pile scariche – che è successo al figlio della Maria? Si è stampagnato con la moto… – stampagnato dovrebbe equivalere a fare un incidente e lasciarci la pelle, mi fanno capire, non a gesti, ma con lunghe perifrasi ed evidenti sottolineature davanti alla faccia interrogativa,
Bruno è ancora lì, stampagnare è un verbo che non lo interessa – però non si è fatto niente… solo una frattura della gamba… – si intuisce tibia e perone in più pezzi, ma è la gestualità che conta – l’hanno ricoverato allo spedale – questione linguistica mica da ridere: manca l’apostrofo con lo spostamento della parola o si diceva così in passato? mhmm, accantono elucubrazioni mentali per dedicarmi alla cronaca della signora Anna – l’hanno ingessato e domani mattina lo operano! – bum! la carica ad effetto è scoppiata, lo stato di tensione parossistica chiamato volgarmente xxxx è giunto all’apice, le facce tese e interrogative si rilassano, Pino rilascia le braccia lungo i fianchi e il grembiule bianco di salumaio patentato fa uno svolazzo, anche lui si è rilassato – …mo’ ti immagini la Maria come sta? – capisco che mo’ è “adesso”, ma la sintesi fa parte del linguaggio di queste parti, ho imparato, il silenzio si fa denso, si fa consenso muto – bisogna aiutarla! se no come fa? scappa e torna dall’ospedale… – sì questa volta è corretto, forse era la concitazione della recitazione di prima? mhmm, forse – mo’ io vado a casa a trovarla se ha bisogno di qualcosa, gli porto due cicorie cotte e un poco di minestra, e magari cucino qualcosa per lu strìu – intuitivamente si accende la lampadina, comprendo che strìu è “figlio”, qua ci vuole il dizionario di traduzione anche della gestualità – s’ha sciupato a stare in ospedale, se no la Maria non tiene tempo cu’ cucina – muto assenso, la tragedia è passata, ci si stringe intorno, si fa comunità. Tutti pronti: ognuno ha il suo ruolo, favori ricambiano favori, mi sembra di capire. Mhmm. Ti chiedi: Il figlio è sciupato in ospedale? Ovvio, non mangia come si mangia a casa, un po’ di dieta, anche mentale, non farebbe male, visto che andava a centoquaranta, che strani i contachilometri qui, più aumenti la velocità, più ti indicano dove puoi andare fuoristrada.
Ci si passa la giornata lentamente, con il caldo che impazza e i condizionatori che sono più pigri dei ventilatori. Ci sediamo all’ombra mentre Oliviero porta qualcosa da mangiare e Rossella qualcosa da bere. La preoccupazione per le sorti della signora Maria e dello strìu Francesco sono passate, ora il discorso è più da mezzogiorno: cosa si mangia oggi?
Guardo Pino e la sua salumeria e scopro, come in una folgorazione, che anche in quei due giorni di pioggia, la salumeria di Pino è il punto di ritrovo di tutti in ogni momento: prendere qualcosa da lui è come andare in piazza a ritrovarsi, è scambiarsi affetto e amicizia al di là di questioni personali, che il tempo ci fa accantonare nel momento del bisogno. Penso alla signora Maria, fortunata perché non sa quanti amici ha. Penso ad Anna che in pochi momenti ha organizzato tutti con il suo fare spiccio e sbrigativo, guai a chi la contraddice, se ne avrebbe a male.
Se la Vita è tutto quello che ti succede intorno mentre sei impegnato a fare qualcos’altro, allora l’amicizia ti circonda, e non la vedi, a volte neanche nel momento del bisogno.








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