Il mio mondo oggi si ferma.
Come si ferma per celebrare ogni anno la ferita che l’ha squarciato, divorato, distrutto, lacerato.
Come si ferma per celebrare ogni anno una memoria, un memento segno di debolezza della forza.
Secoli di storia in questo conflitto con l’Europa, madre del Nuovo Continente che di nuovo ha ben poco. Libertà, uguaglianza, fraternità e tolleranza non sono bastati, nel garantismo della nostra costituzione, ad impedire stragi compiute per la difesa della libertà delle nazioni. Se il Vietnam è stata la Guerra Civile moderna, Ground Zero è stata l’anticamera della guerra mondiale, innesco che la diplomazia ha tuttora in mano.
Non ricordo le persone e non voglio farlo. Non è memoria. Non voglio ricordare il valore di chi era e viveva nelle Torri Gemelle, monumento del culto finanziario innalzato a New York, dimostrazione di potenza, di solidità. Non è memoria. Non voglio innalzare la polvere, il respiro corto, la fatica, le notti, il cuore, il viso contrito della verde Speranza di trovare cari tra le macerie. Non è memoria. Non dimentico come Michael Moore abbia trattato male e bene nel film “Fahrenheit 9/11” il senso della ferita, la crudeltà e la doglianza dell’infierire a crudo. Il sale e il tempo non bastano a curare. Non è memoria.
È cominciato così il declino e il ripiego su stessi, quel nervo sottile e il male oscuro della Depressione, che affligge l’America, stretta oggi nella Crisi non solo economica; che ha eletto un Presidente da New Deal ad un Americano medio cui il crollo delle Torri Gemelle ha spezzato la schiena e ha rivelato la verità del sogno americano: non basta più essere WASP per crederci. L’ipocrisia è venuta meno. Non è memoria.
Aria di Rivoluzione e la ricerca di nuovi valori più profondi e più americani, più aderenti alla nostra stessa natura. Credere di più nei piedi e nelle mani, come i nostri Padri Fondatori hanno fatto prima di noi rendendo grande la Nazione e orgogliosi di esserci. Questo male oscuro si può debellare, perché crediamo che la Fortuna non esiste e ogni giorno esistono piccoli incoraggiamenti, piccole battaglie quotidiane da fronteggiare per risolvere il conflitto interiore che ci ha dilaniato annientando le Torri Gemelle dentro di noi. Crollando hanno dimostrato la semplicità del loro impianto.
Oggi le portiamo dentro e quasi fa male vedere il simbolo diventato duranti i mitici anni Ottanta.
Oggi sono la nostra forza interiore, Tempio impossibile da edificare perché non esiste un segno grafico per descrivere i sentimenti che ci affratellano.
In tutto il mondo è usanza fermarsi a mezzogiorno per la celebrazione di un minuto di silenzio: il più grosso e grande freeze mondiale, per un lutto. Ci fermiamo qualunque cosa stiamo facendo: ricordiamo in quell’istante, cappelli in mano, il silenzio e dove eravamo, increduli e sbigottiti, basiti dal tradimento del mondo nei confronti di chi il mondo lo ha difeso, anche al di là degli interessi economici. La notizia dell’attacco fece il giro del mondo in poco tempo. Se la Bugia lo fa mentre la Verità si allaccia le scarpe, quella volta, proprio questa aveva le ali di Mercurio ai piedi. La sorpresa che il mito burattato è caduto. Le voci che si rincorrono tacciono. Anche i pensieri si fermano per non invadere il senso del Dolore. Ricordi si affastellano e passano gli ultimi anni ad oggi in un flashforward che non avremmo voluto conoscere, un déjà-vu difficile da sradicare.
Memoria. Si riprende poi la Vita di tutti i giorni, insegnando ai nostri figli che tutto è relativo.
E gli Aeroplanitaliani alzano il dito. “Silenzio. E allora zitti zitti, non riflettere, non discutere, ma buttarsi con il cuore a capofitto…”
La macchina che riavvolge il tempo è ancora nella nostra testa, possibile utopia di un futuro di là da venire.









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